6 de noviembre de 2015

Carlo IACOMUCCI alla mostra di Sant'Oreste con l'opera “PAX E ARTE”



 Carlo IACOMUCCI  alla mostra di Sant'Oreste con l'opera “PAX  E ARTE”



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L'artista Carlo IACOMUCCI  alla mostra di Sant'Oreste con l'opera “PAX  E ARTE”

Oltre che importante, è soprattutto significativa la collettiva d’arte contemporanea alla Pinacoteca di Sant’Oreste (in provincia di Roma)-Italia,  presso le sale del Museo Palazzo Caccia, e in quello Naturalistico del Monte Soratte. La mostra, denominata “PACIFICA-MENTE”arte e mentalità di pace in un secolo di guerre, 1915-2015″,curata da Tiziana Todi in collaborazione col Comune e la Pro Loco della cittadina, resterà aperta al pubblico fino a domenica 22 novembre 2015. In tale contesto, l’artista marchigiano Carlo Iacomucci ha messo a disposizione della mostra una sua opera titolata “Pax e Arte”, contribuendo oggettivamente a significare il tema della collettiva. Con la sua opera, ha inteso promuovere il profondo significato di “pace”; quel gran bene che va difeso mentre l’umanità, ancor oggi, è corrotta e coinvolta in troppi conflitti che portano distruzione e morte, con il pericolo di inaridire, dissipare civiltà e cultura. Da sempre, in modo suggestivo nel suo metalinguaggio, l’arte visiva, instancabilmente, continua a parlare una lingua universale superando ogni barriera razziale. “Arte e pace” sono anche espressioni di “sapere”. Iacomucci, attraverso i suoi modelli artistici ,sa trasformare “ l’orrendo” in partecipazione del consolidamento del bene, della bellezza. La sua continua “estasi” del tratto ha valore annunciativo,  si assimila tra la suditanza umana, ostaggio degli orrendi calcoli del potere. L’artista può cambiare la prospettiva della “peste” temporale, morbo che contamina ancora in nome della paganità del progresso. La visione di Iacomucci è “un’estasi” meticolosa, concentrata e aliena da scorciatoie grafiche non traducibili dallo spettatore. Nell’osservare questa sua “Pax e Arte, occorre ricordare che il suo operare artistico nasce da mille studi preparatori e da altrettante, lente ma sapienti, esecuzioni mai estranee a essere interpretate realisticamente, nonostante le visioni oniriche caratterizzino lo spazio visivo. La presente espressione artistica non si conforma in fuga ne consolazione, in quanto punta a una ricomposizione ideale dell’essere. Le sue opere rispecchiano anche una condizione psico-ribelle, in parte, però, rasserenandola. Si nota, in verità, anche un tratto malinconico che si inverte quando qualcosa di irascibile prende corpo. Iacomucci ha superato i manierismi con una formalità che risalta l’elemento compositivo, senza quella folle audacia prospettica tipica dall’osservatorio daliniano. Formalmente, prova a eliminare il surplus delle incidenze dell’ombra subordinata alla fisiologia del colore, come del resto anche quella del contrasto a tutti i costi. La sua continua attività grafica e incisoria non deriva da quell’innumero soggettuale che una certa “universalità” coinvolge sia all’artista, sia il poeta. Occorre riconoscerla con gratitudine questa magistrale lingua che si muove nell’assurdo teatro delle maschere. A tal proposito, nel tema della mostra, ho posto un’unica domanda a Carlo Iacomucci:

Carlo, con quale spirito hai inteso dare il tuo personale contributo al tema di questa mostra?
Dirò che....."Dio ha dato la terra al genere umano, senza escludere o privilegiare nessuno. L’intento dell’umano dovrebbe essere quello di apportare un attivo contributo al “bene” dove tutti ne godano. L’uomo di oggi deve fare profonde riflessioni ascoltando la propria intimità spesso avvelenata dal conformismo. Deve rendersi conto che occorre riscoprire la vera libertà; quel bisogno di uscire dalla costante insoddisfazione per respirare un’aria diversa da quella tossica promossa dai persuasori occulti. Un’aria che trasluce e si irradia nella prospettiva di realizzare se stessi. Chi saprà guardare e ascoltare questa luce si potrà salvare dai mille veleni sparsi da questa inciviltà….."

Carlo Iacomucci nasce a Urbino nel 1949. Vive e opera a Macerata (Italia). Con serietà e costanza ha potuto, per gradi, e per avvio naturale, avvicinarsi alla grande tradizione della Scuola Urbinate che porta avanti da più di quarant’anni. Nella sua città natale ebbe la sua formazione artistica e culturale presso l’Istituto Statale d’Arte, meglio noto come Scuola del Libro. E ha frequentato il Corso Internazionale della Tecnica dell’Incisione Calcografica seguendo per due anni la sezione di pittura dell’Accademia di Belle Arti, sempre ad Urbino.

                                     Tiberio Crivellaro